PALAZZO DEL BUE Via G.Marconi, 44 Rivarolo Mantovano (MN)

Collezione BOTTINI

27-FiessiLA LANTERNA,

Settembre 2018

PALAZZO DEL BUE ED I MUSEI DIOTTI E MUVI ESPONGONO LA COLLEZIONE BOTTINI

Arte in viaggio

“Arte in viaggio” è la denominazione scelta per il progetto culturale itinerante che caratterizzerà l’attività autunnale di Palazzo del BUE, senza per altro esaurirla. Pretesto, movente e scopo sono offerti dall’esibizione pubblica della Collezione Bottini, significativa quadreria acquisita dal Comune di Rivarolo Mantovano sul finire degli anni ’90 del secolo scorso, che ha raccolto l’adesione anche di prestigiose Istituzioni culturali del Territorio: tra ottobre 2018 e gennaio 2019, le sessantotto opere d’arte, costituenti il “corpus” della Collezione, saranno infatti esposte anche al Museo Diotti e al MuVi, con una presentazione dell’iniziativa che verrà effettuata in Fondazione Sanguanini.

Il progetto itinerante, proposto dagli Assessorati alla Cultura ed alla Progettualità del Comune di Rivarolo Mantovano in collaborazione con le Direzioni dei due Musei, ha coinvolto positivamente le Amministrazioni comunali di Casalmaggiore e Viadana, alle quali è stato richiesto il patrocinio, così come alle Province di Cremona e Mantova.

Curatori delle Mostre figurano Mariella Gorla per Palazzo del BUE, Valter Rosa per il Museo Diotti e Paolo Conti per il MuVi.

L’esposizione programmata della Collezione Bottini nelle tre sedi espositive individuate sarà oggetto di specifici progetti, sui quali dovrà esprimersi la Soprintendenza ai Beni storico-culturali per le province di Mantova, Cremona e Lodi, ed offrirà l’occasione per “sdoganare” la Quadreria, da troppi anni segregata nel “caveau” situato al mezzanino di Palazzo Pretorio, in attesa del restauro del piano nobile dello stesso, dove è prevista la sua collocazione definitiva.

Come ha recentemente ribadito Valter Rosa, conservatore del Museo Diotti, “L’emergere, nel territorio dell’Oglio Po, del fenomeno novecentesco del piccolo collezionismo d’arte antica e moderna costituisce uno dei fatti storico-artistici più interessanti degli ultimi decenni. Se il venire alla luce di raccolte, prima con nate entro le mura domestiche, non ha ancora dato luogo a vere e proprie realtà museali pubbliche, è pur vero che, grazie alla lungimiranza degli Enti e Fondazioni che le hanno ereditate, esse hanno già trovato diversi canali di valorizzazione, attraverso esposizioni, pubblicazione di cataloghi o il prestito/deposito presso le realtà museali esistenti sul territorio, contribuendo ad arricchirle, sia pure in forma temporanea”.


La Collezione Bottini, “Bene comune” rivarolese

Dal 1998 la Comunità rivarolese è titolare di un “Bene comune” prezioso, culturalmente ed economicamente significativo, consistente in sessantotto opere d’arte raccolte tra gli anni ’30 e ’50 del Novecento dal dott.Angelo Bottini, stimato economista, oltre che artista dilettante, di origini rivarolesi vissuto a Brescia e deceduto nel 1963. Nell’atto testamentario, il Collezionista, affidava la sua raccolta di dipinti alla compagna Adele Ponti ed individuava il Comune di Rivarolo Mantovano come beneficiario finale della quadreria, che entrava nelle reali disponibilità dell’Ente solo nel 1998, alla morte della di Lui consorte. “Il valore artistico della Collezione fu subito evidente per la presenza di diverse opere riconducibili ad autori affermati, ma non fu possibile stimarne l’entità assoluta a causa della presenza di numerose opere anonime o mal conservate. L’attenta attività di ricerca e restauro, operata negli anni immediatamente successivi alla donazione dallo Studio di restauro Sanguanini, ha ricondotto la maggior parte dei quadri ai loro autori, rivelando il valore autentico della Collezione …”, vincolata “ope legis” ai sensi del Codice dei Beni culturali.

Tra i pezzi di maggior rilievo è possibile trovare alcuni paesaggi di scuola veneta, emiliana e lombarda dei secoli XVII e XVIII, opera di ignoti artisti, come pure dipinti ottocenteschi di particolare interesse quali un “Ritratto di fanciulla” di Evaristo Cappelli e due quadri di Mosè Bianchi.

Le scelte di Angelo Bottini si sono orientate anche verso opere di artisti del primo Novecento: tra questi si segnalano Felice Carena, Arturo Tosi e Filippo De Pisis, presente con una “natura morta con marina” di forte impatto emotivo.

“Infine un consistente gruppo di quadri comprende autori come Angelo Fiessi, Arturo Verni, Martino Dolci, Antonio Stagnoli, Adolfo Mutti, Carlo Vittori appartenenti al dibattito sul modo di fare arte dagli anni ‘30 del Novecento fino al secondo dopo-guerra. Le opere di questi artisti documentano l’appartenenza degli stessi a varie correnti stilistiche …. Le ragioni della predilezione di Angelo Bottini per questi pittori sono da ricercarsi in un’amicizia personale, maturata nella frequentazione de “Il Cantinone”, l’osteria di via Cavallotti a Brescia, divenuta punto di ritrovo per una generazione di artisti bohèmiennes”.


“Arte in viaggio”, progetto culturale itinerante

Tra ottobre e novembre, Palazzo del BUE aprirà i battenti esponendo un primo gruppo di opere selezionate con riferimento al titolo assegnato alla Mostra: “PAESAGGI LOMBARDI della Collezione Bottini: dall’Accademia al Chiarismo”. La Mostra si trasferirà quindi al MuVi di Viadana, dove sarà esposta nella “Sala Saviola”, al piano terreno del Museo. Le trentanove opere d’arte selezionate, diacronicamente e stilisticamente eterogenee, documentano l’evoluzione che ha subito la rappresentazione del paesaggio nell’arco temporale degli ultimi tre secoli. Si passa cosi dal “capriccio” seicentesco al “vedutismo” settecentesco per arrivare al “realismo” e soprattutto al “post-impressionismo” dei primi decenni del XX secolo, ben rappresentato da opere appartenenti a varie correnti stilistiche: dalla Scapigliatura al Naturalismo al Chiarismo. Tra queste ultime figurano i quadri di un gruppo di pittori attivi a Brescia tra gli anni ’30 e ’50 del Novecento, storicamente riconducibili alla frangia di artisti “non allineati” con la cultura di regime, dominante negli anni precedenti il secondo conflitto mondiale: Filippo De Pisis, Martino Dolci, Alfredo Cassone, Angelo Fiessi, Adolfo Mutti, Francesco Carlo Salodini, Antonio Stagnoli, Arturo Tosi, Arturo Verni, Carlo Vittori, soliti ritrovarsi al “Cantinone”, l’osteria di Tita Dondelli in via Cavallotti. La loro produzione è costituita da opere di piccolo formato, realizzate “en plein air”, dove prevale una pittura “intrisa di luce” e un uso del colore che privilegia le super ci a scapito degli espedienti prospettici. L’assenza dei toni scuri e l’atmosfera limpida delle rappresentazioni ha spinto alcuni critici ad avvicinare il lavoro di questi artisti a quello dei “Chiaristi” milanesi e mantovani, individuati e così definiti negli anni ’30 del Novecento da Leonardo Borghese. Questi pittori, a lungo considerati degli “outsider”, hanno nel tempo acquisto dignità e fama per aver contribuito a realizzare una singolare e propria rappresentazione dei contesti ambientali nei quali si sono trovati a vivere ed operare: i paesaggi agresti della Bassa bresciana; gli ambienti ritratti sono prealpini, lacustri e padani, inequivocabilmente lombardi.

A fine anno, sempre a Palazzo del BUE, sarà inaugurata una seconda esposizione dal titolo evocativo: “UMANO & DIVINO: temi sacri e profani della Collezione Bottini”. La Mostra, che esibisce le rimanenti ventinove opere della Quadreria, chiuderà i battenti a gennaio 2019 e sarà anticipata da una selezione di 11 “pezzi” esposti al Museo Diotti.

Trattasi di un gruppo eterogeneo di opere d’arte, iconograficamente, diacronicamente e stilisticamente “distanti”, nelle quali è possibile individuare un sottile lo conduttore: la rappresentazione dell’essere umano e della sua condizione esistenziale, perennemente dibattuta tra realismo ed aspirazione mistica. Così, accanto a rappresentazioni di soggetti umani ritratti nel loro quotidiano da artisti moderni come Evaristo Cappelli, Felice Carena, Augusto Murer, Noél Quintavalle, Antonio Stagnoli, Lorenzo Viani, vi figurano scene bibliche, natività, crocifissioni, deposizioni, interpretate iconicamente da pittori classicheggianti del calibro di Giovan Battista Barbiani, Guido Cagnacci, Domenico Fiasella, Francesco Guarino. Le opere d’arte antiche e moderne poste a confronto ben evidenziano l’ambivalenza della condizione umana, perennemente dibattuta tra realtà e trascendenza, inducendo alla riflessione proprio sconfessando l’antico adagio che consiglia di “non mischiare il Sacro col Profano”.

Nello specifico e per quanto riguarda il Museo Diotti, le undici opere selezionate per essere esposte nel Museo, sono, come ha sottolineato Valter Rosa, le “più antiche della Collezione Bottini, dipinti di piccolo e medio formato legati essenzialmente alla devozione privata, parte dei quali erano custoditi nella camera da letto della dimora bresciana di Angelo Bottini”.

Il progetto culturale sarà coronato dalla pubblicazione di un catalogo organizzato per sezioni tematiche (le stesse originanti le mostre in cantiere) che verrà presentato in Fondazione Sanguanini, ma soprattutto sarà l’occasione per verificare le potenzialità di una collaborazione tra Istituzioni culturali operanti sul Territorio.

UGO ENRICO GUARNERI